CLeDi mette insieme due problemi che le scuole si trovano davanti nello stesso momento: accogliere studenti che vengono da culture diverse — in particolare ragazzi migranti e alunni stranieri di seconda generazione — e usare davvero le tecnologie digitali, non come dotazione ma come strumento di collaborazione e di creatività. Il progetto sostiene che i due problemi si risolvano meglio insieme che separatamente.
L’idea di fondo è un’integrazione fra tecnologia, scienza e questioni sociali: si lavora sull’inclusione e sulla lotta alle discriminazioni passando per la creatività e per contenuti scientifici, invece di affrontare il tema in astratto. La base teorica viene dalla riflessione sulle opportunità e sulle sfide della società dell’informazione, e sull’uso delle tecnologie per l’istruzione.
Il contesto di riferimento è il territorio su cui ciascun partner opera. Coinvolgendo istituzioni educative, famiglie, cittadini e autorità locali e nazionali, il progetto costruisce reti di conoscenza con un obiettivo dichiarato: influenzare i processi di governance e le politiche educative, non fermarsi all’esperienza di classe.
Il partenariato è il più ampio fra i progetti europei della Fondazione: dieci organizzazioni fra Italia, Spagna, Turchia e Slovenia, con capofila l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e una composizione che mette accanto università, istituti di ricerca sulle migrazioni, scuole, enti di formazione e associazioni. Le attività italiane si sono svolte presso l’Istituto Odontotecnico Casati, coinvolgendo sia i docenti sia gli allievi.